PINOCCHIO BALOCCO



Qui presento alcuni pezzi della mia collezione.
Fra artigianato e industria  del giocattolo.

È un Pinocchio Balocco
che detesta la plastica, la gomma e resina
e quindi sono solo pezzi in legno o metallo.

Il Balòcco è il  Giocattolo, che si dà in mano ai bambini per farli divertire. L’accessibilità del termine è garantita, come a volte capita, da un referente letterario (e non solo) che sembra proprio avere una vocazione all’universalità: Pinocchio. Il Paese dei balocchi, luogo immaginario del Pinocchio di Collodi, luogo di soli spassi e divertimenti in cui Pinocchio si perde moralmente tramutandosi infine in asino.

L'immagine di Pinocchio non è veicolata esclusivamente dall'illustrazione. Innumerevoli sono gli usi e consumi extra-testuali, e fra questi vi sono i giocattoli.


Pinocchio, Gioco artigianale d'epoca in legno
Misure: altezza 24.5 cm - larghezza 11 cm - profondità 22 cm



Nome scritto sotto: Caldognetto Vando.

In legno e parti in metallo, con meccanismo funzionante: spingendolo in avanti pedala (si vede nelle prime due foto la posizione diversa delle gambe). L'anello metallico sopra la ruota anteriore serviva probabilmente per legarvi una cordina e tirarlo.



Pinocchio guida un carretto (probabilmente, anni '40 circa)
legno, 17 x 9 x 8 cm


Pinocchio su triciclo con zaino bimbo, in legno. H. 14 cm
Casa costruttrice: SEVI - fra la metà anni '50 - '60

Camminando si alza e si abbassa la testa del Pinicchio piccolo dietro lo zaino.


Pinocchio musicista, in legno. H. 22 cm
Casa costruttrice: SEVI - 1930/1940  

La storia della Sevi è già racchiusa nel suo nome, che unisce le iniziali del figlio del fondatore (Senoner Vinzenz). Era, infatti, il 1831 quando, il giovane artigiano di intaglio e intarsio, Josef Anton Senoner, fonda ad Ortisei, in Val Gardena, l’azienda diventata famosa nel mondo per lo stile e la filosofia dei propri giocattoli, arredi e complementi in legno. Sevi è probabilmente il marchio di giochi ed accessori in legno più antico d’Europa: ebbe origine dalle abili mani della famiglia Senoner, che nei lunghi inverni gardenesi si raccoglieva attorno alla stube lavorando il legno.


Pinocchio anni '60 in legno - gioco con dadi


PINOCCHIO CISTERCENSE









PUZZLE PINOCCHIO


 PINOCCHIO CON LAVAGNA MAGNETICA
Anno 1933 (XII ERA FASCISTA)
Misure: cm 24 X 32


 

 

Azienda « FALCO » Sono compresi: Piccoli Magneti a TreColori, Un Manuale e «La Storia di Pinocchio » N. 16 Tavole a Colori.




PINOCCHIO in legno scomponibile - fine anni '50




Pinocchio scomponibile in 7 pezzi altezza 34 cm - fine anni '50


Faremo un bel pupazzo
con gli occhi di bottoni
il naso di carota



PINOCCHIO CON INCASTRI
 
 

Pinocchio: Carretto in legno con incastri - anni '70 - '80


a cura di Rames Gaiba
© Riproduzione riservata
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PINOCCHIO UN PO' FUTURISTA - Racconti vari


Mini-libro anni '40
di 8 pagine + copertina, dimensioni: cm 10 x 14
Tip. Velograf - Roma

  PINOCCHIO FUTURISTA 


Mini-libro anni '40
di 8 pagine + copertina, dimensioni: cm 10 x 14
Tip. Velograf - Roma


Pinocchio al Museo


Istigato da Lucignolo, che di compiti, di grammatiche e di professori non voleva saperne nè punto nè poco, Pinocchio un giorno marinò la scuola e, col suo fedelissimo amico, prese a bighellonare per la città.
- Dove andiamo Lucignolo? - chiese, dopo che l'inutile scorrazzare pei giardini pubblici gli era venuto in uggia.
- Io vo' al cinematografo - disse Lucignolo. - Fanno un bellissimo film di cavalli, di corsari e di praterie: con dieci lire d'ingresso, mi leverò il gusto d'andarlo a vedere.
- Dieci lire? - disse Pinocchio, frugandosi nelle tasche. - Non avresti da prestarmele fino all'anno venturo?
- No, - rispose Lucignolo. - Se le avessi, ben volentieri. Ma gli è per l'appunto che, dalla vendita del mio libro di aritmetica, ho ricavato soltanto dodici lire: dieci per il cinematografo e due per il gelato. Arrivederci, caro Pinocchio, e buon passeggio.
E Lucignolo se ne andò, lasciando in asso il povero burattino.
Immaginarsi come rimase Pinocchio che, da quel giorno di vacanza, si riprometteva divertimenti e baldorie d'ogni sorta. Riprese a gironzolare lungo le vie della città ed era ormai sfiduciato e stanco, quando vide un grande accalcarsi di gente dinanzi all'ingresso d'un Museo. Un cartello spiccava su in alto, e sul cartello una dicitura ben chiara gli diede un tuffo al cuore: v'era scritto, a caratteri cubitali:

INGRESSO GRATUITO

- Gratuito? - disse fra se il burattino. - Oh che bella cosa se tutto fosse gratuito: il cinema, il teatro, i biscotti con la crema, i gelati e le caldarroste! - E poi, rivolgendosi ad un tale che stava di guardia all'ingresso, gli chiese:
- Scusi, è proprio gratuito il biglietto d'entrata?
- Sicuro, - gli rispose l'altro.
- Allora mi dia un biglietto per oggi e me ne conservi un altro per domattina. -
E, in così dire, il burattino si mescolò tra la folla ed entrò nel vestibolo del museo.
Dappertutto c'eran quadri di autori famosi, tele raffiguranti battaglie o soggetti sacri, busti d'imperatori, di filosofi o di re, statue di personaggi mitologici, e vetrinette contenenti monili, vasellame, arnesi ed oggetti d'antichi tempi. Non mancava qualche sarcofago e (ciò che stupì maggiormente Pinocchio) neppure qualche mummia ben conservata.
L'attenzione del burattino fu subito attratta da un cicerone che illustrava ai visitatori le caratteristiche d'ogni dipinto, d'ogni statua e d'ogni oggetto.
- Guardino, signori, - diceva il cicerone, con lo stile e la cadenza tipici d'ogni cicerone che si rispetti - questo è un busto di Demostene, il più grande degli oratori greci. Osservino la bellezza del piedistallo intarsiato il quale (Demostene e non il piedistallo intarsiato) è l'autore delle famose «filippiche», orazioni pronunciate contro Filippo II di Macedonia, del quale Demostene fu avversario avversissimo.
Pinocchio, osservando che sul sostegno della statua v'erano i numeri 384-322, chiese al cicerone, additandoli:
- E' quello, il prezzo di vendita?
- No, - rispose il cicerone, ridendo.
- Quell'è l'anno di nascita e quello di morte.
- E il prezzo di vendita dov'è?
- Su nessun posto, perchè le statue e i dipinti qui esposti non sono in vendita.
- Sono gratuiti anche quelli?
- Niente affatto. Non sono in vendita, perchè appartengono allo Stato.
- Ho capito, - rispose Pinocchio, che non aveva capito nulla.
Intanto il cicerone continuava:
- Questa è la celebre «Primavera» del Botticelli, un pittore fiorentino vissuto sulla fine del '400. Discepolo di Filippino Lippi e del Pollaiolo, fu uno dei massimissimi artisti del Rinascimento. Ed ecco, - disse poi, indicando, un mezzo busto raffigurante, un vecchio cieco - ecco una statua di Omero, il primo e sommo poeta greco, autore dell'Iliade e dell'Odissea.
- Scusi, - domandò Pinocchio, - mi sa dire come scriveva questo poeta, se gli mancavano le braccia'
- Le braccia - rispose il cicerone - non gli mancavano affatto. Omero era soltanto cieco: egli andava ramingo di paese in paese, declamando i suoi ammirabilissimi versi.
- Ma, le braccia gli mancavano1 - disse Pinocchio ed additò la statua, alla quale per la verità il tempo non aveva conservate nè le braccia nè una parte del naso.
Il cicerone gli spiegò che molte statue vengono estratte dagli scavi con qualche arto mancante; dopo di che, avendo esaurite le sue spiegazioni, chiese agli astanti un compenso per la sua quotidiana fatica. Tutti, tranne Pinocchio, gli diedero qualche moneta, che il cicerone intascò ringraziando.
- Non ci vuol molto, - pensò il burattino - a farsi un bel gruzzolo: basta infilar quattro chiacchere sulle statue, sulle mummie e sui quadri, e tutti s'affrettano a metter mano alla tasca ed a tirar fuori i quattrini.
Entrato nella seconda sala del museo, Pinocchio, senza starci su a pensar molto, s'avvicinò a un dipinto e, indicandolo con disinvoltura, cominciò a far da cicerone.
- Guardino, signori, - disse, mentre i visitatori s'avvicinavano incuriositi. - Questo è il famoso poeta cieco, che girava per le città facendo il pollaiolo. I suoi quadri non si vendono, perchè appartengono allo Stato, il quale dev'essere una gran brava persona perchè l'ingresso è gratuito ed è un vero peccato che il cinema, il teatro, i biscotti con la crema, i gelati e le caldarroste non appartengono anch'essi allo Stato.
I visitatori, dapprima lo ascoltarono con curiosità, poi cominciarono a scambiarsi occhiate e sorrisi di scherno: ma Pinocchio, indicando una mummia, continuò senza scomporsi:
- Guardino, signori, questa mummia. Ammirino il piedistallo intarsiato. Questa è la mummia di Demostene, il famosissimo autore della «Primavera», il quadro che venne chiamato primavera, perchè prima v'era e adesso non c'è più. Tutti sanno che questa mummia, o per meglio dire questo Demostene, fu avversario avversissimo di Filippo Filippini, il quale per la rabbia gli fece tagliare le braccia.
A questo punto, tra le risate e i motteggi degli ascoltatori, intervenne il Direttore del Museo, il quale, avvicinatosi a Pinocchio, gli domandò se avesse la licenza.
- Si, - rispose, pronto, il burattino.
- Ho la licenza elementare.
- Qui non si tratta di licenza elementare, ma della licenza di cicerone.
- Giustappunto, - disse Pinocchio, confondendosi, - quest'oggi l'ho dimenticata a casa.
- Ebbene se l'ha dimenticata a casa - disse il Direttore, che aveva mangiato la foglia, - valla a riprendere. - E, preso per il braccio il burattino, lo mise fuori dell'uscio. 



Mini-libro anni '40
di 8 pagine + copertina, dimensioni: cm 10 x 14
Tip. Velograf - Roma

  PINOCCHIO FUTURISTA 


Mini-libro anni '40
di 8 pagine + copertina, dimensioni: cm 10 x 14
Tip. Velograf - Roma

Pinocchio cameriere  


Per la sua solita smania di farsi un bel gruzzolo da sperperare in divertimenti e gelati, Pinocchio un giorno si mise in mente di darsi a un mestiere: e, poichè per tutti i mestieri occorre saper fare qualcosa, gli parve che quello del cameriere fosse l'unico adatto a lui che non sapeva far nulla di nulla.
Si presentò quindi alla Trattoria dell'ossobuco, gestita da un bravo ometto piccolo e grasso che, col suo enorme berretto da cuoco cacciato sul capo, stava sempre in cucina a preparare dei gustosi manicaretti per la sua clientela. Simeone (era questo il suo nome) aveva un cuor d'oro e si sarebbe fatto in mille per contentare i suoi avventori, ma la stessa bontà d'animo ch'egli mostrava verso di loro faceva sì che gli spiacesse infinitamente di ammazzare dei polli o dei capretti da cucinare per la sua clientela: e, per tale ragione aspettava sempre che i polli o i capretti morissero di morte naturale, per cui nessuno mai poteva vantarsi d'aver mangiato alla Trattoria dell'ossobuco un tacchino o un coniglio che non fosse morto di decrepitezza.
Pinocchio si presentò all'oste Simeone, mentre questi arrosolava dei bellissimi cosciotti di montone, che aveva comperato la mattina al mercato, non senza essersi prima assicurato che quel montone era morto di crepacuore in seguito a gravi disgrazie di famiglia.
- In che posso esserti utile, burattino? - gli chiese l'oste, la cui gentilezza verso tutti non conosceva limiti.
- Mi scusi, - disse Pinocchio garbatamente, - avrei bisogno di trovar lavoro: e, poichè sento una naturale disposizione per fare il cameriere, vengo a domandarle se ella non sarebbe disposto ad assumermi nel suo locale...
- Sei già stato cameriere in qualche posto? - domandò l'ometto.
- Finora no, - disse Pinocchio. -
Ma, nella nostra famiglia, abbiamo tutti avuto il bernoccolo del cameriere. Mio nonno era cameriere, mio padre era cameriere ed i miei figlioli, quando ne avrò, saranno camerieri.
Abbiamo deciso di fare, della nostra schiatta, una collezione completa di camerieri.
Simeone lo guardò, ammirato.
- Bravo! - disse. - E tuo padre era bravo, come cameriere?
- Non c'era nessuno che lo superasse.
Era così celebre in tutto il mondo che, dalla Cina e dall'Australia, venivano frotte di viaggiatori al solo scopo di vederlo servire in tavolo.
- Sei, senz'altro assunto! - disse Simeone. - Però, - soggiunse, dopo una pausa, - devo subito avvertirti che non ti darò un solo soldo di stipendio. La mia naturale bontà d'animo me lo vieterebbe, poichè mi parrebbe di offenderti. Ti accontenterai delle mance, e, quanto al desinare, mangerai gli avanzi della mensa.
- Accetto, senz'altro! - disse Pinocchio, e si mise subito a servire in tavola.
Proprio in quell'istante un avventore lo chiamò con tono imperioso:
- Cameriere, - disse - questi gnocchi sono molto duri!
- Sì, signore, - disse Pinocchio.
- Ma non capisci che a masticarli, si rompono i denti?
- Se vuole, signore, posso portarle lo schiaccianoci...
- Lo schiaccianoci per gli gnocchi?! -urlò, inferocito, l'avventore. - Riporta subito questo piatto in cucina e dammi la lista.
Pinocchio non se lo fece dire due volte: dopo d'aver portato il piatto in cucina, diede la lista al cliente, il quale disse:
- Dimmi una cosa, burattino: gli spaghetti sono al dente?
- Si, signore, - rispose Pinocchio. - Sono al dente per quegli avventori che hanno un dente solo e sono ai denti per quegli avventori che hanno la dentatura completa...
- Vuoi forse prendermi in giro? - urlò il cliente, inferocito. - Non sai che al dente, vuol dire nè troppo cotto nè poco cotto?
- Si, signore... - rispose Pinocchio, che non aveva capito nulla.
- Bene! disse l'avventore rabbonendosi. - Rinunzio alla minestra, perchè ho molta fretta! Dammi del maiale.
- Maiale1 - disse Pinocchio, senza scomporsi.
- Appunto: ti ho già detto di darmi del maiale!
E Pinocchio ripetè con maggiore foga:
- Maiale!
- Mascalzone! - gridò l'avventore - Come ti permetti di darmi del maiale?
- Signore, - disse Pinocchio, - se le do' del maiale è perchè lei mi ha detto di darle del maiale!
- Ma che razza di trattoria è mai questa! - gridò il cliente, dato alle furie. - Vado via! in questo locale non metterò mai più piede1 - Ed uscì brontolando.
Pinocchio ci restò male, ma si consolò ripromettendosi di essere più accorto e servizievole con gli altri avventori.
Da un tavolo, un signore lo chiamò con fare arrogante:
- Cameriere! - disse, indicando il piatto. - Ci sono delle mosche nella minestra!
- Signore, - rispose il burattino, inchinandosi con bel garbo, - se vuole, posso darle lo scacciamosche!
- Lo scacciamosche a me!? - urlò l'avventore, fulminandolo con lo sguardo. - Ti insegnerò io a prendermi in giro in tal modo, burattino della malora! In che razza di ristorante sono mai capitato! - disse poi, prendendo il cappello e il bastone. - Ricorrerò alle autorità competenti, così saprete con chi avete a che fare! - Ed andò via, roteando gli occhi dal gran furore.
Pinocchio si guardò intorno, stupito che i suoi modi gentili e premurosi suscitassero tanta collera; da un altro tavolo un cliente lo chiamò, battendo il coltello contro un bicchiere. Il burattino si avvicinò premurosamente a lui.
- Avete fegato? - chiese il cliente.
- Si, signore, - rispose Pinocchio. - A dir la verità, il fegato non è mai mancato nè a me nè a tutti quelli della mia famiglia. Mio padre si è sempre distinto per il suo coraggio ed io pure, se capita di fare alle mani, non sono secondo a nessuno.
- Ti domando, - disse l'altro, che aveva molta pazienza, - se in cucina c'è fegato. Se ce n'è, portamene una porzione al burro. E portami, inoltre, delle polpette in umido ed una bottiglia di vino.
Pinocchio capì e si precipitò in cucina. Ne uscì dopo poco reggendo un largo vassoio, ma nella furia, urtò contro un tavolo, perse l'equilibrio, cercò di conservarlo aggrappandosi al naso d'un avventore, fece piovere sul suo capo il mezzo litro di Chianti, e, tra la pioggia del vino, il grandinare delle polpette, lo strepito dei clienti, gli urli del padrone, ne nacque un tal putiferio che Pinocchio, per salvarsi, infilò la porta e se la diede prudentemente alle gambe.


PINOCCHIO E IL MAGO


MEMO MARTINETTI: "PINOCCHIO E IL MAGO. Fiaba "aspirantistica". Roma, A.V.E. (senza data, ma 1940 - 43 circa). In 16° (cm 16. 5 x 11.8), pagine 60. Cartoncino editoriale illustrato. Rara fiaba in due atti con un appendice di canti 'pinocchieschi' con pagine di musica.





PREMESSA «La Cosa più bella del mondo» e «Nel Regno della Cortesia» devono essere piaciute ai ragazzi, poiché hanno fatto il giro delle nostre Associazioni. Ciò mi ha tentato a scrivere questa nuova commediola, che dedico con affetto agli Aspiranti d'Italia. Esso s'appassionano al genere umoristico-fiabesco e, appena guidati da una mano esperta, sanno far bene e piacere, non solo ai loro coetanei, ma anche agli adulti.

Invito i miei amici Delegati Aspiranti a non spaventarsi, dopo la prima lettura, per il numero dei personaggi e per eventuali difficoltà di rappresentazione. La fiaba è scritta per le Sezioni modeste e per i Teatri modestissimi. Con un po' di intraprendenza si può ottenere un buon effetto.

Ho una sola speranza: che questo lavoro possa servire a concludere con un ultimo sprazzo di gioia le Feste e le Sagre apostoliche che gli Aspiranti vanno celebrando in ogni città per la conquista dei ragazzi d'Italia.


M.M.

a cura di Rames Gaiba
© Riproduzione riservata



PINOCCHIO VESTE LA MAGLIA DELLA TRENTINO VOLLEY - ceramiche di Stefano Innocenti

Il 23 Maggio 2000 nasce la Trentino Volley. Sono passati 20 anni. 
Questa società in appena due decenni ha vinto molti trofei internazionali e nazionali (Palmares Trentino Volley); ha scritto in maniera indelebile il suo nome nella storia moderna del volley.

foto: © Franz Segala | Trentino Volley

Trento e il Trentino debbono molto alla Trentino Volley, e al presidente-imprenditore dott. Diego Mosna.

Sala trofei della Trentino Volley
Il presidente della Trentino Volley Diego Mosna e il collezionista Rames Gaiba
Trento, 15 settembre 2020
foto: © Franz Segala | Trentino Volley


Da collezionista di Pinocchio, io ho solo il merito di aver convinto un grande artista, il ceramista Stefano Innocenti, toscano di Pontassieve, a fare una scultura in maiolica di Pinocchio con la maglia con i colori giallo-blu della Trentino Volley. Sì perché, questa volta, era giusto che fossero i tifosi a dare un premio alla Trentino Volley.




Pinocchio veste la maglia della Trentino Volley - Maggio 2020
ceramista Stefano Innocenti

A dire il vero, come è capitato al bambino Pinocchio che poi però da ragazzo maggiorenne è diventato virtuoso, i Pinocchi che ho fatto fare sono due; sì perché dovete sapere che il racconto di Pinocchio ha avuto molti seguiti, svolgimenti, facendolo diventare alpinista, sciatore, ecc. Lo scrittore Ettore Ghiselli gli ha dato, già qualche anno dopo nel 1898, anche un fratello. Ed allora ecco un Pinocchio più piccolo (altezza cm 45) che entra a far parte della mia collezione, su cui però ho un progetto di donarla tutta (libri, cartoline, quaderni, opere in ceramica, in ferro battuto, in legno, ecc.) alla città di Trento per creare in questa città un piccolo museo di Pinocchio.
  

Pinocchio e suo fratello - Maggio 2020
ceramiche di Stefano Innocenti (cm 45 e cm 60)


Pinocchio, il burattino più famoso del mondo, è frutto della fantasia creativa di un fiorentino come Carlo Lorenzini, al quale non è mai stato abbastanza riconosciuto il merito che, scrivendo questo romanzo, ha maturato nella storia.

Quando fu pubblicata la prima puntata, cui seguirono altre trenta e più (I Capitoli di Pinocchio sono trentasei) il 7 luglio 1881, nessuno poteva pensare che sarebbe venuto alla luce un racconto tradotto in circa trecentocinquanta tra lingue e idiomi in tutto il mondo. È indubbio che, insieme a I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni e al libro della cucina italiana di Pellegrino Artusi, il testo di Carlo Lorenzini contribuì più di altri a divulgare fra la gente abitudine e sensibilità all'uso della lingua italiana, in una nazione ancora giovane, che fin dal 1861 ebbe bisogno di testi così popolari, da poter esser letti da tutta la popolazione alfabetizzata, per diffondersi in una penisola - che dall'Alpi alla Sicilia - si presentava come babele di dialetti, idiomi, parlate differenti.

Benvenuto a Trento caro Pinocchio... continua a comportarti bene. 



a cura di Rames Gaiba

Il Primo libro di Pinocchio di Ines Paoletti ( •) ▬ edizioni del 1945 1946 e 1957


Di questo libro di Ines Paoletti "Il Primo libro di Pinocchio" esistono varie edizioni, a partire dal 1934 quando fu pubblicato per la prima volta da Bemporad, poi successivamente da Bemporad-Marzocco e dopo la guerra da Marzocco.

Qui presento le tre edizioni quella del 1945 e del 1946 e quella del 1957, 
uguali nel contenuto e nel numero di pagine (p. 79 - brossura, dimensioni cm 15.5 x 21), ma differenti nella copertina, entrambe edite da Marzocco.

Il libro è un didattico che oltre alla storia sintetizzata di Pinocchio contiene figure da colorare e serviva per imparare a leggere e scrivere. All'interno è conservato un alfabeto illustrato a colori con le figure.

Collezione Rames Gaiba.


edizione del 1945
l'immagine della copertina è di Attilio Mussino



edizione del 1946





Pinocchio incontra la Volpe e il Gatto
e se ne va con loro al Campo dei miracoli. 

La finestra si schiuse ed apparve a Pinocchio
la bella Fatina dai capelli turchini.  








edizione del 1957




a cura di Rames Gaiba

PINOCCHIO: quaderni scuola a fumetti - illustrati da Roberto Sgrilli

Serie di quaderni, presumibilmente inizio anni '50
illustrati da Roberto Sgrilli (1897-1985)
Sul retro vi è la tavola pitagorica.
Formato: cm 20.5 x 14.5 circa
Tipografia: Industria della carta F. P. Conegliano - A. Pizzi S A Milano
Tutti e 7 i quaderni non sono scritti e sono a righe o quadretti.

Collezione Rames Gaiba



Fanno parte di una serie di 16 quaderni.




















a cura di Rames Gaiba
© Riproduzione riservata